Assuefazione cibernetica alle stringhe di dati che colano come cristalli liquidi su uno schermo ormai incommensurabile. Non si tratta di confusione letterale, eufemismo cui siamo stati abituati dalla fronda progressista della comunicazione, bensì di imbroglio semantico, cosa ben peggiore della difficoltà di orientamento. Ogni Linguaggio, dalle origini, si è giovato di un aspetto analogico e di uno simbolico. L’analogico sta nella struttura grammaticale, nelle regole lineari. Il simbolico è nel complessivo di un significato indotto che non sempre coincide con quello lineare, anzi, la specificità del Linguaggio risiede nella corretta estrapolazione della matrice dal senso di ogni singolo componente, un po’ come ci insegnavano nelle versioni, di greco soprattutto, a mutare, ove occorresse, persino il significato di un verbo o un assetto logico pur di evidenziare l’unum che voleva essere rappresentato. Sulle stesse deduzioni si basa il sistema di lettura veloce, che tende ad inquadrare il blocco espositivo tralasciando, per brevità appunto, i particolari confermandone in tal modo la scarsa influenza sulla “visione” globale, viceversa importanti per guarnire la stessa.
Le derive attuali del Linguaggio consistono nella degenerazione semantica che non tende a creare confusione ma mira a sostituire la visione complessiva con un modello alternativo in una sorta di ritorno dal simbolo all’analogia, in una apparente nuova stesura tecno-logica ispirata. Si passa infinitamente più tempo nell’interpretare le istruzioni macchina che non nell’oggetto del comunicato, tanto che alla fine sfugge il senso stesso dell’argomento rispetto al compositore, che assurge così al livello di Linguaggio teso alla consunzione del rito e dello strumento, a sfavore della comunicazione, vero obiettivo delle nuove leve tecnocratiche.
Le stringhe di dati si affollano, pullulano, debordano. I satelliti proliferano, i progressi si accavallano in uno splatter di dotazione individuale, surplus di mezzi, allo scopo di comunicare sempre meno e, alla fine, più nulla.
Sergio Gabriele
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21 Febbraio 2013
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Questo è un foglietto trovato per strada, la carta, la calligrafia fanno pensare a dei ragazzi, i primi che in modo naturale, passionale ricorrono all’uso di Codici. Hidra, Ricercato, auto volanti, ROMERO, Jetpak. Ha il fascino di un messaggio masticato da onde di trasporto siderali e poi lasciato a terra, tanto per l’uomo ha solo valore di cartastraccia. Per i ragazzi l’uso di un Codice può essere spiegato come un artificio per non essere compresi dagli adulti, una ricerca di identità, spesso negata dall’adulto, intesa come esclusività anche se veicolata da una tribù, da un insieme di individui che sono a conoscenza di quel Codice. Eppure in questa nativa, quasi inconscia criptazione del messaggio si rivela la tendenza dell’uomo a suddividersi in agglomerati cellulari rispecchiando la morfologia del suo stesso corpo. Fin qui è legittimo, ma se le parti del corpo, basate su Codici genetici spesso avulsi fra di loro, concorrono poi nella formazione di un unicum perfettamente ergonomico, non parimenti si può dire dell’organizzazione sociale dell’uomo basata su una partizione non concorrente, bensì agli opposti, ad antipodi retorici, ovvero basati su una definizione di identità, esclusività tesa a stigmatizzare il contrario proprio in quanto contrario.
I Codici nascono anche per comodità, abbreviazione, legenda come le istruzioni di un macchinario, ma non sono questi l’oggetto del dubbio, bensì i Codici capziosi, creati come non legenda, cioè fatti per non essere compresi dal nemico. Il Codice ha sostanzialmente una natura fedifraga, quella cioè di rompere il patto di unione con il proprio simile. E’ l’origine della Babele, la punizione inferta dalla divinità per aver l’uomo osato scalarne le vie d’accesso, che è dire ammissione da parte dello stesso di aver fallito l’organigramma di unione a favore invece dell’odio e della disunione.
Il Codice essenzialmente nasce dal rispetto del diverso, linguaggio, odori, usi e costumi, ma quasi immediatamente, dall’infanzia dell’uomo, è stato utilizzato come arma di vendetta su se stesso per essersi riscoperto incapace di vivere.
E così il Codice originario, il Codex, ovvero sequenza di regole per la convivenza si è tramutato in Codice d’Onore, ovvero partizione per la propria sopravvivenza. E così i Codici di Comunicazione, nati per abbreviare le enormi moli di dati a favore di una maggiore comprensione, vedasi il Codice Binario, 0 e 1, dna dell’informatica, sono divenute criptazioni volte all’egemonia. E così il Codice dell’Arte, dei Segni, semiologia e semantica, nati per scomporre misteri e rivelare verità fruibili da tutti, come il tentativo dell’Esperanto, lingua universale, naufragato, ridotto a gioco di intrattenimento, spesso slittano verso derive di esclusività propria ed esclusione degli altri, cui viene negato il diritto d’accesso.
Hydra è un mostro mitologico e un’organizzazione criminale immaginaria dei fumetti.
Jetpack è lo zaino-jet, tentativo di volo individuale, come lo sono le “auto volanti”.
Romero è tante cose, fra cui un Codice Disciplinare e un vescovo martire ucciso dagli squadroni della morte.
Ricercato è un latitante: l’Uomo.
Sergio Gabriele
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30 Ottobre 2012
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L’E-book nasce come il trasferimento del cartaceo in formato elettronico, ovvero sfogliabile in video a mo’ di libro, e per questo fu salutato come una innovazione epocale, ma nel breve volgere di qualche anno ha assunto una propria connotazione distaccandosi in maniera netta dal suo genitore tradizionale, con buona pace di quest’ultimo che in un momento aveva visto insidiato il suo carisma.
I motivi di questa specificazione di Linguaggio sono nella ancora evidente difficoltà di fruizione dell’e-book se visto come una variante telematica del cartaceo. La lettura a video in questo senso resta difficoltosa, a detta dei lettori tradizionali, a volte indisponente per la mancanza degli elementi che rendono avvincente la manipolazione del libro, l’appropriazione che si innesca già al momento dell’acquisto, l’odore, il tatto etc.
Eppure l’e-book sta godendo di un riconoscimento crescente, complice il nodo scorsoio di carattere economico di cui l’editoria tradizionale è vittima da tempo. Il segreto di acquisizione, ormai doverosa, di questa forma di Linguaggio senz’altro futuribile risiede nel cessare di vederlo come un libro, ma come una delle forme di editoria web.
Il proliferare dei Siti Web e in particolare del Blog ne è l’arma di comprensione. Nel Blog il meccanismo di lettura ormai accettato pienamente è quello “verticale”, ossia di una pagina unica che si estende in lunghezza all’infinito pubblicato, intercalato dalla richiesta di poter accedere agli articoli precedenti, o pagine, che è poi l’artificio nativo consolidato nei social-network, Facebook in testa, che nascono in realtà come dei blog trasversali, interattivi.
L’e-book deve essere visto come un metodo simile in “orizzontale”, come viene esplicitato nella preview in basso con tutte le pagine in sequenza. Se si accetta questa variazione di visuale scompaiono le ritrosie legate alla presunta modificazione genetica del libro classico ed è possibile giovarsi delle possibilità che quest’ultimo non ha ed è fiero di non avere. Queste sono: l’immediata disponibilità in rete sui supporti più diversi, computer, tablets, smartphone; la scaricabilità in formato .pdf gratuita o a prezzi senz’altro più accessibili, cosa che consente la stampa e quindi la traduzione nel compianto cartaceo; la condivisione, come avviene nel blog, dell’indirizzo con chi si vuole; la possibilità di iscriversi e quindi ricevere le successive proposte; la possibilità lasciare commenti e quindi certificare la propria approvazione, stilema questo di interattività provata che ha fatto la fortuna dei social-network, ovvero poter esprimere il proprio parere in merito. Ma senz’altro la caratteristica vincente dell’e-book è quella di poter contenere link ad altre aree web immediatamente fruibili, multimediali per la possibilità di accedere a foto, oltre quelle comprese nella stesura, e a video verificabili nel momento stesso in cui ne viene fatto cenno.
Quest’ultima proprietà fece coniare il termine “ipertesto” quando si aveva in animo di applicarla proprio al cartaceo in una sua crescita verso le nuove tecnologie, una esplosione delle note al margine verso possibilità inaspettate e imprevedibili.
L’e-book si propone quindi come un ipertesto e non come un libro elettronico, nel momento in cui la condivisione, lo share, non è più vista solo come chiacchiericcio inutile ma accesso ad una sconfinata banca dati che permetta di coagulare una risultanza, culturale, sociale, umana, esperienziale, nel tempo limitato che oggi è concesso alla ricerca del vivere.
Sergio Gabriele
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Migranze E-book
FemminArt E-book
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16 Ottobre 2012
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Il Progetto Alfabetomorso nasce agli inizi del 2011 dalla collaborazione di Sergio Gabriele e l’Associazione Culturale EnPleinAir di Elena Privitera. Gli scopi principali, da cui la parafrasi di Alfabeto Morse o Codice Morse, sono quelli di affrontare l’odierna mutazione dei Linguaggi e Codici di Comunicazione e suoi riflessi sull’Arte Contemporanea.
In particolare l’avvento dei Social-Network ha influito sulla modifica del modus comunicandi e di conseguenza sul Linguaggio. Il primo elemento è senz’altro la Condivisione che ha variato la cifra stessa del fare Arte, dalla fase concepitiva a quella espositiva. Conoscere anticipatamente, in una qualche misura, il target potenziale influenza la composizione del prodotto finale o quanto meno della sua codifica.
Il Linguaggio sta alla Codifica come la sostanza alla forma, come se il mezzo di comunicazione imponesse un determinato codice, almeno così è stato finora. La vera rivoluzione di quelli che sono assurti alla definizione di Social-Media sta nell’aver trasformato il Linguaggio in Codice, o meglio di aver abolito il passaggio istituendo una forma di codifica pari al Linguaggio. Ciò è dovuto alla velocizzazione della Comunicazione che con il telefono, il cellulare lasciava sul terreno pacchetti essenziali di dati, gap risolto da Internet e dal Web.
La Bacheca,nella sua concezione pubblica, è divenuta essa stessa una forma d’Arte, come avvenne a suo tempo per la mail-art, in quanto ha compresso l’iter prodotto-esposizione nell’unico di attuazione, in tempo reale, o instant-publish da cui è nato l’e-book il quale, prima ancora di essere una innovazione tecnica, peraltro ancora piuttosto scomoda, rappresenta un Codice, ovvero Arte intesa come Linguaggio e non come premessa di attuazione, quindi più attinente alle mutazioni imposte dal vivere attuale, che ci piacciano o meno è del tutto secondario.
Nel 2011 il Progetto Alfabetomorso è divenuto Mostra fisico-virtuale negli spazi espositivi della Galleria EnPleinAir e sul presente Sito-Blog-Web e parimenti il Catalogo nella sua veste cartacea ed e-book, rappresentando in tal modo la nevralgica unione fra concepimento e comunicazione, Linguaggio e Codice.
Oggi Alfabetomorso intende proseguire sulle basi teoriche di osservatorio di un mutamento inarginabile dovuto alla contrazione dei Social-Media in un paradossale recupero di una virginale fase concepitiva in grado di creare alternative di Linguaggio che siano scevre dai condizionamenti di massa. Né fisico né virtuale, ma immancabilmente condivisibile. La Condivisione resta l’eredità pervenutaci dallo splatter dello share, quindi indipendente dal mezzo, selezionabile fra gli innumerevoli messi a disposizione dall’agorà.
Sergio Gabriele
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Catalogo Alfabetomorso 2011
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19 Settembre 2012
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CONTEMPORARY ART EXIBITION EN PLEIN AIR – CONTEMPORARY ART
from 22nd May to 31st December 2011
Analysis of new communication forms revisited through the languages of Art, starting from its prehistoric origins and approaching finally the iconography of the Angel figure, seen as the Messenger, Conscious Speed, cautiousness of Information.
ALFABETO MORSO - Maionese Project 14TH edition 2011
Contents
Babel - Is today’s overabundance and confusion of signs to be considered a degeneration of language or an evolution of it? Are we facing the resonance of immoderately repeated, deliberately unseemly simple messages or are we witnessing the dawn of a new vocabulary or alphabet?
The Angel - The Exhibition will take place at the Pinacoteca Collezione Civica Città di Pinerolo (TO) where a funerary sculpture by Vincenzo Vela, representing an Angel, will be transferred from the city cemetery. We have suggested the Angel as an icon, connected with the idea of Communication, to be read as “objectivity”, “cautious information”, “sustainable speed”, but it is true that over this ideal figure we can roam in many ways: in the sense of language, in the more inner sense of a regained wandering humanity, love, against rampant “affectioncracy“ made of “important” superficiality.
The virtual aspect - Are social networks, virtual meeting places, the internet, the web and especially blogs as a new form of web “interactivity” surrogate or deterrent of Communication, like many seem to be convinced of, or are they information new means of transport, without which we are risking isolation? And then, are both hypothesis influent in man-woman-artist analysis of feelings? In other words the Avatar risk, a new form of the thinking-self, freely displayed and created more upon approval and answers than upon a rigorous and loving self-knowledge or self-consciousness?
Prehistory - The synergy of different structures, particularly fruitful in Pinerolo, includes the Prehistoric Art Museum, very rich in archaeological finds, jewels, human remains and above all graffiti. Graffiti represent another very important hint with the opportunity, like many artists are already doing, of “clearing” modern signs where linearity of primordial signs is compromised. And first of all the purpose of it all: why did cavern men feel the impulse to “depict” their actions? Is it from this time that the concept of Art has developed? And, at last, why did human beings feel the necessity of characterizing the message by encoding it, by making it a Code only comprehensible to a circle of adepts and not indiscriminately to all humankind? Why did Leonardo da Vinci write reverse, so that what he wrote could be read only in front of a mirror?
Art and Communication - Is Art functional to the diffusion of a message or is it an encoding based upon the celebration on one’s own ego and of other happy few? Is today the concept of “mass” derived by the fact that our number is simply increasing or is it a synonym of participation, a sort of enlarging of knowledge and experiences?
We believe that the contribute of the Artist, and above all of Woman Artist, for a mere matter of “global” sensitive universe, can be fundamental to discuss and clarify the above mentioned questions, from the perspective of language (expression of content) and from the perspective of communication (vehicle of content).
Synergies and cooperation
Prof. Mario Marchiando Pacchiola - Curator of Civic Collection Palazzo Vittone Pinerolo
Prof. Dario Seglie - Manager of Civic Museum of Prehistoric Art City of Pinerolo
Lorenzo Marchi - Gallery Tropic Corridors Cavriana Mantova
Susanna Schimperna - Writer and tv-radio opinionist
Voci Erranti - Teatro
Salvai Stefania and prof. Fabio Banchio - Contemporary music and music new languages
Edoardo di Mauro - Fusion Gallery in Turin and Mau Museum, Campidoglio district , Turin
Cristina Gilda Artese - Consulting for Contemporary Art Arsprima, ex area Ansaldo, via Tortona, 58 Milan
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3 Dicembre 2010
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Il Progetto intende analizzare le nuove forme di alfabeti virtuali e le nuove agorà della comunicazione, piazze pubbliche in cui ci muoviamo (social network) e ci identifichiamo (operatori culturali, fruitori e utenti). L’impegno coincide inoltre con la nuova collaborazione nata sulla piattaforma di Facebook FemminArt Review, abbiamo unito le energie dell’Associazione a quelle di un ampio gruppo di presenze femminili operative nel mondo dell’Arte e della Cultura (artiste, operatrici nel campo dell’informazione cartacea, virtuale, televisiva ecc, scrittrici e videomakers), addette ai lavori, gruppo che, con le nostre medesime finalità, persegue una ricerca sulla creatività femminile contemporanea.
Al Progetto è stato dato il titolo di “Alfabeto morso”, in un gioco di parole che richiama il Codice Morse, come esigenza o necessità dell’uomo di darsi un codice, e conseguentemente l’altrettanto ineludibile esigenza di decriptarlo per criptarlo di nuovo, mordendolo appunto per nutrirsene in ossequio al ciclo vitale. Vitalità intesa in una accezione né virtuale né reale, concetti questi votati all’anacronismo, qualunque sia l’era cui appartengano, in quanto espressioni di una soggettività che dovrebbe essere avulsa dal rigore del quantum informativo, unico vero obiettivo della comunicazione.
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30 Novembre 2010
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