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Bernadetta Ghigo - Ritagli
Ordinata sequenza del disordine, identikit della discomprensione e della sua marcia sfrenata verso la dilaniazione delle identità. Reiterazione degli avatar nell’agognata liberazione da schemi e codici. Esegesi del virtuale. Bit-art. Nel cumulo delle identità si fa avanti la figura della coscienza del mondo, quel fascio di nervi e tensioni che si stempera nella calma virtuale dell’impossibilità voluta. Viceversa l’eleganza del sogno modesto indica la disassuefazione al codice, la fuga dagli imbrigliamenti, ma la voce ieratica è la stessa, il messaggio immutato. Implacabile. Ineludibile.
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Bernadetta Ghigo
Pinasca (To), 1968
Mostre Personali
1999 .Immoto vago, La Villa, San Sebastiano Po (To) (a cura di Enrico Debandi)
1998 .Elogio della fuga, Le Mascherine, Alessandria (a cura di Marzia Migliora, presentazione di Luisa Perlo)
1997 .Trasmigrazioni, Metrò, Torino (a cura di e testo di Enrico Debandi, Davide Cabodi)
Mostre Collettive
2011 .”Alfabetomorso” - Progetto Maionese - Galleria EnPleinAir - Pinerolo (To)
2010 .Work to work, En Plein Air artecontemporanea, Pinerolo (To) (a cura di Marco Filippa)
2007 .Segni. Viaggio nel disegno contemporaneo, Galleria San Lorenzo, Milano (a cura di Mimmo Di Marzio)
2007 .Coincidenze, doppia personale con Marina Buratti, Galleria 41artecontemporanea, Torino (a cura di Lisa Parola, Olga Gambari)
2004 .Il corridoio dell’arte, Sede della Provincia di Torino, Torino
2002 .Una stanza tutta per se, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza
2001 .Migrazioni, Palazzo del Vecchio Consiglio, Caramagna Piemonte (Cn) .Confini incerti-Figure a levante, Rocca Carolingia, Framura (Sp) (presentazione di Francesca Comisso)
2000 .Proposte XV Regione Piemonte, Laboratorio 1 - memorie accumulazioni archivi, Galleria di San Filippo, Torino (a cura di A.Titolo)
1999 .Ottavo incontro con le artiste torinesi, Palazzo Cisterna, Torino (a cura di Marisa Vescovo)
.Sguardi in profondità, Associazione Culturale Cortile Molasso, Torino (a cura di Guido Curto)
1998 .Carte scoperte, ES Associazione Culturale, Torino .Paraxo ’98 - Biennale di arte contemporanea, Andora (Im) (a cura di Marisa Vescovo e Giorgina Bertolino) .Oscuri Propositi, Metrò, Torino (a cura di Enrico Debandi)
1997 .One night exhibition, Metrò, Torino (a cura di Enrico Debandi) .100% Black Out, Arcate, Murazzi del Po, Torino
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Bernadetta Ghigo su Facebook
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24 Novembre 2011
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di Sergio Gabriele
Antefatto rarefatto
Luigi Stoisa nella sua Azione gode dell’acclamazione del Tempo in quanto vige, in ogni dinamismo, indotto, succedaneo o focale, la restrizione all’attimo precedente, il raggelamento della cronologia, in una teoria di istantanee del passato che vanno ad allocarsi nel quadro sinottico dell’impossibile, di ciò che la Storia ha decretato come inagibile.
Dagli albori del suo magma, fatto di presenze più o meno antropomorfe ma comunque vigili nella propria assenza, nichilizzazione, Stoisa astrae il raggio di luce che conduce gli interpreti a disfarsi della forma e attraversare le dimensioni reduci quasi fossero ulteriori fondali del proscenio. E’ esattamente da questa decantazione postuma dell’identità che nasce in Stoisa il concetto di Forma, ovvero la sua rivisitazione in termini di veggenza, estrapolazione, Elevazione, per citare una delle sue numerose perform.
Una Forma quindi che trae spunto dal suo Contenitore, il Tempo, per riportare all’attenzione l’immenso lavorio che la Natura, e con esso l’Uomo, fa di una struttura cellulare apparentemente acquisita e che invece è in continua mutazione. Si tratta di una rivoluzione mnemonica del concetto circoscritto di Sostanza, quello che ha condotto alle sviste epocali della politica degli intenti, o della sociologia delle progettualità, che hanno visto la loro conclamazione nell’acquisizione dell’assioma, di tautologia della perfezione perfettibile.
In Stoisa la Forma è labile, e non per assunto, ma per intrinseca sua decretazione, la stessa che un attimo dopo insiste sulla reiterazione della Forma stessa o sulla sua dissoluzione come evoluzione-involuzione in altro tipo di Materia, quindi in altre istanze poste dal divenire, solitamente eluse dagli artisti dell’in-compiuto. Il pensiero della compiutezza cela in sé il suo esatto contrario se non si lascia alla Storia la possibilità di farsi e disfarsi, ergonomia che ha partorito il senso nativo di Democrazia. Stoisa permette al tempo di involversi nella sua stessa prospettiva, ribaltando il concetto di degenerazione in quello di autocostruzione non necessariamente della Forma, ma della sua abitudine all’eterno del dis-facimento, sia nucleare che didascalico, dettato post-moderno di Stabilità.
Più che un esempio, il bitume rovesciato rappresenta l’entrata in scena dell’antefatto, la rarefazione del suo divenire contenuto in nuce, non l’opposizione della teoria negazionista della frantumazione, ma ciò che sta nella natura delle cose e che continua ad esserci nonostante la manipolazione dell’Uomo, che non crea organismi geneticamente modificati, ma si limita ad assisterne l’estrapolazione della mente, che è dell’Uomo ma anche dell’Universo, di cui l’Uomo è minima parte.
Dalla perform del fluido nero della civiltà invisa Stoisa ricava l’acquisizione della Imago in articulo mortis, non già come condizionamento dell’erosione, bensì come emersione degli strati intermedi della coscienza, gli stessi che fluttuano nel centro incandescente dei pianeti e che sono alla base del concetto deviato di Memoria, evidenza, in quanto tale, della vera adulterazione da parte dell’Uomo del suo vissuto, visto come elemento posposto e non come azione concomitante del suo assoluto presente, in una parola, immanente.
Analoghe le considerazioni sullo statico Formale, quello degli schizzi di opere solo casualmente realizzate, anzi, la posa in essere rappresenta da un lato la vanificazione del pre-concetto e dall’altro l’assoluta inconsistenza di qualsiasi risultato, aspetto che si evidenzia dalle note al margine che assistono le opere, e che sviano l’attenzione dall’acquisito per riportare l’idea alla sua stabilità intesa come labilità palesata. Ugualmente nei dipinti, concrezioni, materici, che si mostrano, è vero, nella loro parvenza allocutoria, ma immediatamente espellono il loro quantum rappresentativo in una ideale colata speculare non soltanto delle formule chimiche alla base degli elementi, ma, vieppiù, della sconsacrazione dell’attimo creativo come fissità di una deduzione, visto che per Stoisa qualsiasi deduzione è illogica, non per infatuazione metafisica, ma per semplice abiura del sistema tolemaico ancora vigente nell’Arte.
La fluidità dell’anti-decomposizione, vista non già come ristrutturazione ma come puro incedere, traspare da qualsiasi impianto, nei raccoglitori di colore refluo di un’opera assolutamente terminata, nei segni e graffiti che inopinatamente si giovano del cromatismo successivo, nelle metalliche assuefazioni saldate e smerigliate sul nulla come un rinforzo architettonico su fondamenta inesistenti, ma soprattutto nei giacigli di paglia e fango che fissano il termine dello spazio come accezione temporale, sfatando il ricordo, e con esso la nostalgia, solo apparente, per mostrare invece la fibra molle della corda in acciaio, qualcosa cioè di perfettamente presente, niente affatto rievocativa, ma intima, come una struttura atomica che ci si ostina scientificamente a dividere e invece è lì, sezionabile all’infinito con l’ebbrezza del corpo unico, stabile, appunto, qualunque sia l’esito dell’intervento.
E’ certo che Stoisa ha ormai esautorato il confine fra etica e ragione, idea e sua attuazione, imago e sua traduzione in sogno o realtà indifferentemente, e pone le basi per un superamento del Contemporaneo svecchiato dalle sue derive di tempografia concettuale per assurgere a semplice respiro di un Cosmo che a volte sembra interrotto, irrimediabilmente compromesso, altre sembra preconizzare, proprio attraverso la degenerazione, la vera alba delle idee.
Narciso sul catrame non è soggetto alle mediazioni dell’infinito, ma semplicemente giace, in perfetta mobilità, sulla polla qualsiasi del suo pensiero a venire.
© Sergio Gabriele – EnPleinAir - 15/11/11
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Luigi Stoisa Exhibition
20 Oct-29 Nov
Palazzo Chiablese (ingresso Piazzetta Reale)
Torino
www.stoisa.it
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17 Novembre 2011
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